Lutto nel mondo della cultura molisana

vincenzo_rossi_letterato.jpgdi Antonio Crecchia

Noto e affermato in Italia e all’estero come il maggiore rappresentante della cultura molisana di questi ultimi decenni, Vincenzo Rossi era nato il 7 giugno 1924 a Cerro al Volturno. Ottavo di dieci figli, svolse l’attività di pastore fino all’età di 19 anni.

A somiglianza di Antonio Ludovico Muratore, di Jack London o di Gavino Ledda, nelle lunghe solitarie ore di sorveglianza pastorale, si dedicava appassionatamente a disordinate letture di volumi che gli spediva il fratello Ludovico da Torino. A quell’epoca risale la primitiva formazione culturale di Vincenzo Rossi e la genesi remota del suo amore per la natura, gli animali e la conoscenza, vissuti e sofferti sulla propria pelle e nel proprio sangue, per divenire poi linfa vitale delle future creazioni liriche e narrative. Per strapparsi di dosso i ceppi di un destino ingrato, dopo la terza elementare, conseguita da privatista, si preparò alla licenza elementare pur continuando a lavorare nei campi. Dopo aver assolto all’obbligo del servizio militare e partecipato alle “Quattro giornate di Napoli” (1943), continuò da solo gli studi dei classici e delle lingue straniere, finché conseguì la licenza media, il diploma magistrale, la maturità classica e la laurea in lettere.

 

Insegnò quindi a Napoli, prima nelle scuole elementari, poi nelle medie fino a vincere il concorso per diventare preside. Ma insofferente della “Stracittà” colma di veleni morali e fisici, incapace di adeguarsi ai falsi idoli della “incivile civiltà” dei consumi, della violenza e della tecnologia, tornò allo “Strapaese”, alla sua buona terra, ai suoi monti, ai suoi alberi, al suo “silenzio verde”, alla sua gente da cui non si staccherà mai più e dove, giorno dopo giorno, accanto all’umile compagna Ada e alle dolci figliuole, Maria Stella e Gigliola, raccolto nel liquido amniotico delle antiche memorie, nelle quiete stanze della sua casa ariostesca…  sono  nate pagine e pagine di libri che raccontano personaggi veri o verosimili, storie  ritagliate  nel  passato patriarcale, fughe e ritorni, amori perduti e roventi nostalgie, tradimenti penosi ed estatiche follie, misteriose leggende e passioni ancestrali…

Collocato a riposo nel 1990, continuò per qualche anno ad occuparsi della coltivazione delle sue terre; attività che  andò via via abbandonando a causa dei pressanti impegni letterari che assorbivano la totalità del suo tempo.

Scrittore e intellettuale libero e appartato, per sentirsi pienamente vivo e attivo scelse di vivere sotto la cupola del suo nume tutelare, il Cimerone, per inebriarsi del profumo dell’erba, della voce delle rocce, del canto degli uccelli e degli infiniti e allettanti suoni della sua campagna. Dopo il pensionamento, ha lavorato sodo, senza sosta, senza mai concedersi una vacanza, un giorno di riposo, uno svago che lo allontanasse provvisoriamente dai suoi libri e dalle amate carte; ha fatto della solitudine la dea più cara della sua vita e, sotto l’ala della solitudine, ha potuto rendere concreto e operativo questo concetto di Cesare Pavese: “Un poeta, in quanto tale, lavora e scopre in solitudine; si separa dal mon­do, non conosce altro dovere che la sua lucida e furente volontà di chia­rezza, di demolizione nel mito intravi­sto, di riduzione di ciò ch’era unico e ineffabile alla normale misura umana”.

E alla normale misura umana egli ha ridotto le turbolenze  di tutto un secolo (il XX), collegandolo al suo ambiente, sezionandolo e analizzandolo per scoprire e demolire i falsi miti, le presunzioni della scienza ….

    Come narratore, ha al suo attivo tre romanzi (Conto alla rovescia, Modica, 1973; Il ritorno, Forlì, 1983; Fonterossa, Isernia, 1987) e sette volumi di racconti (La memoria del vecchio, Milano, 1975; Il tarlo, Forlì, 1978; La terra e l’erba,  Isernia, 1984; Il Cimerone, Potenza, 1990;  Lola, (racconto lungo, New York, 1991), Ercole (1998), Garibaldi (2003) tutte opere di successo,  che hanno dato all’autore fama e notorietà non solo in Italia ma anche all’estero. Nel 2004, dopo un attento e scrupoloso  lavoro di revisione, il primo romanzo – Conto alla rovescia – venne riscritto e ripubblicato sotto il titolo di Amore e Guerra, e l’autore ebbe la soddisfazione di avere l’elogio di critici militanti come Giorgio Barberi Squarotti, Carmine Chiodo, Emerico Giachery,  Giuliano Manacorda, solo per citarne alcuni.

Tra le ultime opere pubblicate figurano il racconto “Io sono Achille” (Ed. Cronache Italiane, Salerno 2012) e le “Annotazioni di una vita  (sempre con Cronache Italiane, 2013).

 

    La sua produzione poetica è contenuta in sei volumi. I primi quattro  (In cantiere,  Milano, 1961;  Dove i monti ascoltano, Modica, 1973; Verdi terre, Forlì, 1979; Il grido della Terra, Forlì, 1987), nel 1995, per le  Edizioni de Il Ponte Italo-Americano di New York, vennero raccolti in un unico volume  I GIORNI DELL’ANIMA   al quale l’autore aggiunse la nuova silloge “Tempo e parola”.

    Per le Edizioni del Centro Studi “E. Frate”, nel 2001 venne pubblicato RESPIRO DELL’ERBA VOCE DELLE ROCCE, e, nel 2004 un volume di Epitaffi, nella collana “Calliope” di Cronache Italiane (Salerno)

 

   Per le Edizioni Il Ponte Italo-Americano, vide la luce il Vol. I di “Letture”, che raccoglie oltre duecento interventi critici su opere di autori contemporanei, italiani e stranieri. Seguirono: Scritti Vari 19591993 (Edizioni Il Ponte Italo-Americano, New York 1994); In ricordo del poeta greco Febo Delfi, in collaborazione con Maria Grazia Lenisa  (New York, 1995); Il mondo lirico di Maffeo (New York, 1995); Amore e fedeltà alla parola Letture – vol. II (New York, 1996); Michele Frenna Mosaicista (New York, 1997); Letture (Amore e fedeltà alla terra) – vol. III, 2002, Edizioni del Centro Studi “E. Frate”; Orazio Tanelli – Poesia ed Esegesi (New York 2005).

Non meno trascurabili sono le sue traduzioni, tra cui spiccano per profondità di interpretazione e modernità di linguaggio i quattro dialoghi di Platone: Simposio,  Apologia,  Critone,  Fedone, raccolti sotto il titolo di “Platone poeta”, Edizioni del Centro Studi “E. Frate”, 1999; Realtà e sogno nella poesia di Julio Bepré, Edizioni del Centro Studi “E. Frate”, 1999;  Misura e destino la voce poetica di Paul Courget, ibidem, 1999; traduzioni sparse da: Mimnermo, Saffo, Catullo, Orazio, Baudelaire, F.R. Marìn,  G.E. Bécquer, Shakespeare…

    Sull’attività letteraria di Rossi si è ampiamente soffermato Orazio Tanelli, con il voluminoso saggio monografico: “Vincenzo Rossi, FEDELTA’ ALLA TERRA”, New York, 1991,  prendendo in esame le opere di narrativa e di poesia che vanno dal 1961 al 1987, evitando di affrontare l’attività di critica perché, allora, “contenuta in numerosissime riviste letterarie ed antologie”.

   Nel 1995 Enrica Panetta, molisana, sosteneva, nell’Università degli Studi di Roma la tesi di laurea “Regionalismo e visione cosmica nell’opera letteraria di Vincenzo Rossi”.  Nel 2006, Antonio Crecchia gli dedicava la monografia:  La folle ispirazione – Coscienza etica e fondamenti estetici nell’opera letteraria di Vincenzo Rossi.

Con la sua scomparsa, il Molise letterario perde il suo migliore rappresentante.

  Le esequie avranno luogo venerdi 8 novembre, alle ore 11.00, nella chiesa S. Pietro e Paolo di Cerro.

                                                                            Antonio Crecchia

Lutto nel mondo della cultura molisanaultima modifica: 2013-11-07T17:20:00+00:00da consumatori
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento